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Storie abracadabranti, recente pubblicazione di AGA

Editrice AGA ha recentemente pubblicato Storie abracadabranti, un grazioso volume per la collana L’orizzonte, fondata e diretta da R.-L. Étienne Barnet, Giovanni Dotoli, Encarnación Medina Arjona, e Mario Selvaggio. Il libro, come gli altri della collana, è rilegato in filo refe e brossurato e presenta una copertina avoriata martellata. Si tratta di un’opera di Louis Lemercier de Neuville, autore francese, impreziosito dalle illustrazioni di Donato Selvaggio. A curare la pubblicazione e la traduzione del testo è stata la giovane dottoressa Valeria Aresu, che nel novembre del 2017 ha conseguito il titolo di dottore magistrale in Lingue e Letterature Moderne Europee e Americane presso l’Ateneo cagliaritano con una tesi in traduzione letteraria intitolata Tra Oriente e Occidente: Contes abracadabrants di Louis Lemercier de Neuville. Proposta traduttiva (lavoro diretto e coordinato da Mario Selvaggio), riportando la votazione di 110/110 cum laude e dignità di stampa. Nel corso del suo biennio magistrale a Cagliari, Valeria Aresu ha fatto parte in qualità di traduttrice del Laboratorio di Traduzione e Creazione Intuitista, creato da Mario Selvaggio e diretto da Claudia Canu Fautré, volto alla pubblicazione dei libri: Il Poeta il Destino / Le Poète le Destin (Edizioni Universitarie Romane, coll. «Les Poètes intuitistes / I Poeti intuitisti n. 12», 2016), di Giovanni Dotoli, e Rêve au creux de la nuit / Sogno in fondo alla notte di Maurice Cury (Edizioni Universitarie Romane, coll. «Les Poètes intuitistes / I Poeti intuitisti n. 13», 2016). Subito dopo la laurea, ha ottenuto una borsa di studio per uno stage di sei mesi presso l’Ufficio stampa dell’Ateneo di Cagliari. Dedica il proprio tempo libero alla promozione della lettura sui social media.

Louis Lemercier de Neuville

Burattinaio, giornalista, drammaturgo e narratore francese, Louis Lemercier de Neuville (1830-1918) è l’ideatore del “Théâtre de Pupazzi”, un teatro ambulante dei pupazzi, con il quale mette in scena le caricature delle più grandi celebrità del suo tempo. Ebbe un grande successo nelle fiere della fine del XIX secolo. Fondatore del celebre giornale illustrato Le Parisien, nel corso della sua variegata carriera ha collaborato con alcune delle massime testate giornalistiche dell’epoca (Le Figaro, Le Nain jaune, Le Monde illustré). I suoi Contes abracadabrants, da cui sono tratte le quattro storie di questo volume, fanno la loro comparsa a Parigi nel 1882 per i tipi E. Hilaire Éditeur.

I racconti della raccolta

Proponiamo di seguito parte dell’introduzione della curatrice e traduttrice dell’opera, Valeria Aresu.

In un’epoca in cui la morte viene considerata un tabù, un argomento proibito, dal quale tenere lontani soprattutto i più piccoli, riscoprire racconti come quelli di Louis Lemercier de Neuville potrebbe aiutare la nostra società a ricreare un legame meno inquietante con l’ultima tappa fondamentale della vita umana. La morte è, infatti, il motivo ricorrente di Storie abracadabranti, raccolta che nasce in un periodo in cui la letteratura gotica pre-romantica prospera e offre, tra le sue pagine, un’ampia e varia rappresentazione della “Nera Mietitrice”.

Occorre, inoltre, sottolineare che la letteratura ha da sempre mostrato un grande interesse per il tema della morte. Insieme all’eros, thanatos è sempre stato annoverato tra i motivi privilegiati, al punto tale da essere inserito in un sistema complesso, carico di valori etici e simbolici. E la letteratura dedicata ai bambini non è da meno. La morte occupa spesso un ruolo centrale sin dalla notte dei tempi, anche nelle fiabe classiche. Viene spesso rappresentata grazie alla figura dell’orfano, presente nelle fiabe più celebri come Cenerentola o Biancaneve, ma anche nei grandi capolavori di Charles Dickens, quali Oliver Twist e David Copperfield. La nera signora non si risparmia dall’apparire anche in circostanze più cruente e esplicite come per esempio nella storia di Cappuccetto Rosso, nella quale è il lupo cattivo a soccombere alla fine del racconto, o in Hansel e Gretel, con la morte atroce della strega che viene arsa nel fuoco, o in Pollicino con l’orco che sgozza per errore le sue sette figlie, o ancora in Barbablù, il più mostruoso e violento tra i mariti delle fiabe, la cui figura ha finito con l’essere associata all’idea stessa del serial killer moderno.

La narrativa per ragazzi prende tutt’altra direzione solamente a partire dal Novecento, epoca in cui è la società stessa ad escludere i bambini dai rituali dedicati alla morte: un evento avvolto ancora dal mistero, il cui parlarne genera paura o sconforto. Un esempio particolarmente emblematico in questo senso è la storia editoriale de L’Histoire de Babar, il celeberrimo elefantino la cui madre viene brutalmente assassinata da un cacciatore. Il passo che racconta la morte della madre di Babar verrà censurato sia da Hachette nel 1950, ma anche nella traduzione americana.

Nonostante la letteratura novecentesca indirizzata ai più giovani si dimostri particolarmente ostile a rappresentare la morte, è bene ricordare che esistono delle eccezioni importanti. Negli anni Cinquanta Clive Staples Lewis pubblica una saga di sette romanzi, interamente dedicati ai ragazzi, intitolata Le Cronache di Narnia. Quest’opera è segnata dalla morte poiché i giovani protagonisti moriranno tutti alla fine della saga, ma il tema della morte attraversa tutti i sette romanzi poiché ogniqualvolta i personaggi si ritroveranno ad entrare nel regno di Aslan, sembrano morire metaforicamente nella vita reale. La morte fa da protagonista anche in una delle più recenti saghe fantasy dedicate ai ragazzi, Harry Potter, in cui l’eroe principale non solo è costretto ad affrontare la morte dei propri genitori, ma nel corso dei sette romanzi alcuni dei suoi principali punti di riferimento verranno strappati alla vita nel modo più brutale. Egli stesso si troverà faccia a faccia con la morte, uscendone alla fine sempre vittorioso. Circa un secolo prima, anche Louis Lemercier de Neuville decide di sfidare i suoi giovani lettori, ponendoli di fronte a un tema così cupo, oscuro e complesso come quello della morte.

Le tre forche e i sei impiccati

È il racconto che apre la raccolta. Il titolo costituisce da subito un elemento d’interesse, configurandosi quasi come un rompicapo a cui il lettore deve trovare una risposta. La vicenda ci viene raccontata da un narratore eterodiegetico, che l’Autore presenta al lettore nella Prefazione. Tale voce narrante, dunque, non rappresenta unicamente il narratore della storia, ma anche la figura dell’autore implicito, ossia un personaggio nel quale l’autore reale (colui che ha scritto il testo) proietta la propria immagine letteraria che può o meno somigliargli. Il narratore è un narratore onnisciente che racconta la vicenda in terza persona ma, contrariamente a quanto accade nei più celebri romanzi per ragazzi, tale voce narrante non rappresenta per i giovani lettori un punto di riferimento affidabile e autorevole. Nell’incipit, infatti, si rifiuta di dare al lettore riferimenti spaziali e temporali. Spazio e tempo sono coordinate indispensabili per una corretta interpretazione di un racconto o di un romanzo, che il lettore si aspetta di ricevere dal narratore. Rifiutandosi di dare al lettore queste importanti informazioni, il narratore decide di giocarsi volutamente la sua fiducia, rinunciando quasi completamente al suo ruolo di guida. La rinuncia del narratore diviene palese nel momento in cui rifiuta di giudicare l’etica e la morale della società rappresentata nella narrazione, riuscendo però a trovare un espediente che permetta al giovane lettore di comprendere quali siano gli errori delle autorità giudiziarie del racconto.

La macchia nera

Il tema della morte è presente anche nel secondo racconto, sebbene le atmosfere cambino radicalmente rispetto al precedente. Ci troviamo, infatti, in Oriente, nel palazzo di un Gran Sultano che, probabilmente a causa delle troppe ricchezze, trascorre il proprio tempo ad annoiarsi e ad abusare del proprio potere. Data l’ambientazione del racconto, è impossibile non statuire un parallelismo con la celebre raccolta di novelle orientali, Le Mille e una Notte, con la quale il racconto presenta diverse somiglianze. Uno dei personaggi principali dell’opera egiziana è il re persiano Shahriyārche, ossessionato dall’idea che le proprie mogli potessero essergli infedeli e mancare di purezza, decide di ucciderle tutte. Il Gran Sultano de La macchia nera non è così dissimile da tale figura, poiché anche lui deciderà di uccidere Pepita per la medesima ragione. Pepita, la protagonista femminile di questo racconto, presenta delle affinità con Shahrazād, la giovane fanciulla protagonista de Le Mille e una Notte. Entrambe sono accomunate da una bellezza fuori dal comune ed entrambe posseggono molteplici talenti, tra cui quello di saper raccontare delle storie: Pepita afferma di conoscere, tra le tante, anche le novelle del Boccaccio. Il narratore cita quindi un’opera letteraria che presenta la stessa struttura a cornice de Le Mille e una Notte. Tuttavia, il finale de La macchia nera diverge completamente da quello della raccolta di novelle di origine persiana.

Dramma in mongolfiera

Rispetto ai due racconti precedenti, Dramma in mongolfiera si avvicina molto di più al modello del novel moderno, una narrazione mimetica legata alla rappresentazione di ambienti preferibilmente contemporanei, che desidera offrire un resoconto di cose che accadono ogni giorno, la cui caratteristica è quella di rappresentare ogni scena in modo così facile e naturale, al punto da indurci alla persuasione, al momento della lettura, che tutto sia reale, tanto da farci commuovere per le gioie o le sventure dei personaggi della storia. Le vicende del racconto si svolgono, infatti, a Chillicothe, una cittadina degli Stati Uniti, la terra in cui i sogni diventano realtà. Il protagonista di questo racconto è Thomas Small, un giovane americano dotato di straordinaria intelligenza e grande fiuto per gli affari. La sua vita sembra essersi completamente realizzata, riesce infatti a sposare Blanche, la sua amata, e a condurre una vita rispettabile e agiata, secondo le norme del tipico sogno americano. Tuttavia, malelingue e sventure strapperanno via dalle mani del povero Small le sue conquiste.

La villa dei reclutatori

La prima parte dell’ultimo racconto è ambientata nel 1847, nel piccolo villaggio di Saint-Maur. A Saint-Maur, un gruppo di quattro amici piuttosto bizzarri decide di affittare una piccola casa che diventerà il luogo dei loro ritrovi e delle loro feste. La vita che conducono in questa villa è regolata da leggi che poco hanno a che fare con il normale ordine sociale dell’epoca. La più importante di queste regole li costringeva a portare in casa, ogni domenica, almeno due donne: chiunque dimenticasse questa formalità, era costretto ad uscire e a reclutare un ospite a caso, poco importava che fosse uomo o donna, affinché il clima festivo non rischiasse mai di spegnersi. Trascorrevano le loro giornate nella spensieratezza più assoluta, in netto contrasto con il clima teso e agitato che invece regnava in Francia, alla vigilia della grande rivoluzione del 1848. La stabilità della Monarchia di Luglio fu compromessa sin dai suoi albori, poiché già dal 1830 diverse personalità di spicco del regime vennero coinvolte in diversi scandali. Ma l’anno più problematico fu proprio il 1847: nel marzo di tale anno, il Ministro della Giustizia, Nicolas Martin du Nord, morì a causa di un arresto cardiaco. Tuttavia, l’opinione pubblica riteneva che si fosse suicidato dopo aver scoperto che diversi deputati e funzionari del regno avevano impiegato in modo illegittimo beni e denaro dello Stato. L’opinione pubblica fu scossa anche dall’affaire Teste-Cubières: il generale Despans-Cubières fu accu- sato di aver corrotto nel 1843 il Ministro dei Lavori pubblici del tempo, Teste, per ottenere il rinnovo della concessione di una miniera di sale. Il clima, già abbastanza teso, s’inasprì all’indomani del suicidio del duca Choiseau-Praslin, a causa di uno scandalo privato, e da un altro caso di corruzione che vide coinvolti i guar- dasigilli Hébert e Guizot, accusati di aver favorito il generale Ber- tin per un incarico alla Corte dei Conti. In un clima socio-politico così agitato e instabile, la “villa dei reclutatori” costituisce perciò un luogo di rifugio, di evasione da ogni genere di responsabilità per i quattro amici, Putois, il Capitano, Rafaël e Rinçon, che però saranno costretti a tornare a Parigi durante la Rivoluzione. A Parigi, tuttavia, il narratore ci permetterà di seguire unicamente le vicende del Capitano che diventerà, a tutti gli effetti, il protagonista incontrastato di questo racconto. Il narratore, nel renderci partecipi del vissuto del protagonista durante la sua lunga permanenza nella capitale francese, ci offre uno spaccato della vita notturna della Parigi dell’epoca.

(Valeria Aresu)

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