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È veramente ebreo!: l’ultima pubblicazione di AGA

La biblioteca di Editrice AGA si arricchisce di una nuova, pregiatissima pubblicazione. È veramente ebreo! Giuseppe Venturi e gli ebrei è uscito lo scorso giovedì 17 maggio per la nostra casa editrice e siamo felici di aver creduto fermamente in questo progetto editoriale. Il libro, scritto da Mons. Giuseppe Liberatoscioli, raccoglie una serie di testimonianze e di documenti che permettono di ricostruire l’azione dell’Arcivescovo di Chieti-Vasto Giuseppe Venturi nel periodo in cui gli ebrei stranieri vennero internati nel territorio della diocesi e durante i nove mesi dell’occupazione tedesca, dal settembre del 1943 al mese di giugno del 1944.

L’audacia di Venturi

Il coraggio e la resistenza dell’Arcivescovo Venturi sono ancor oggi di grande esempio. Nella presentazione del libro scritta dall’Arcivescovo di Chieti-Vasto Bruno Forte si legge:

L’audacia di Mons. Venturi impressiona. Quando gli giunge l’ordine dal comando degli occupanti di lasciare la città, non esita a rispondere: “Io non mi muovo di qui, perché qui mi ha mandato il Papa e senza il suo ordine non mi muoverò. Piazzate pure i vostri cannoni: mi porterete fuori di città morto, ma vivo giammai”. […]
Quando giunge l’assenso tedesco a dichiarare Chieti città aperta, a condizione che gli alleati facciano altrettanto, l’Arcivescovo si prodiga mediante la Santa Sede per ottenere il loro consenso. A proprio rischio e pericolo riesce anche a salvare diversi ebrei e partigiani, strappandoli alla morte perfino in extremis. Molti li nasconde o li fa fuggire fuggire con l’aiuto di alcuni fidati presbiteri. Fra i tanti salvati dalla sua azione silenziosa e audace, non pochi sono ebrei: il libro di Liberatoscioli lo documenta ormai in maniera indelebile. Salvati perché amati, e amati non in vista di un interesse personale o di parte, ma per il semplice fatto di esistere come figli di Dio, fratelli in umanità, appartenenti al popolo da cui è venuto e cui appartiene per sempre il Figlio di Dio, fatto uomo per noi. È l’amore al Signore Gesù che spinge Venturi a una carità audace, libera da ogni preferenza di persona, attenta specialmente a chi è più debole e in pericolo. Nei giorni drammatici della guerra e dell’occupazione tedesca, l’Arcivescovo si spende per tutti, senza distinzione alcuna. “Il pastore – aveva detto più volte – non abbandona mai le sue pecorelle, specialmente nel pericolo; le assiste, le difende, le conforta e, se necessario, dà la vita per esse”.

Storie di ebrei stranieri nella diocesi di Chieti-Vasto

Se buona parte di È veramente ebreo! è dedicata alla ricostruzione dell’indelebile impegno di Venturi per offrire sostegno e tentare di salvare gli ebrei presenti nella diocesi di Chieti-Vasto, altrettanto spazio è concesso alle testimonianze degli stessi ebrei (o dei loro discendenti) rifugiatisi in territorio abruzzese in quel periodo drammatico. Gli ebrei stranieri nascosti nella diocesi furono moltissimi e non tutte le loro storie sono a lieto fine.

I Touchmann

Ecco un accenno alla storia della famiglia Tuchmann:

Una circostanziata denuncia è all’origine dell’arresto dei Tuchmann. La delazione, usuale in tutti i tempi, ma molteplice e particolarmente frequente in quel periodo storico (lo stesso vescovo, nel dopoguerra, dirà che Chieti era tutto un covo di spie) stronca i sogni di Heinz che appena un anno prima si rivolgeva a mons. Venturi con parole piene di progetti futuri e di speranza, testimoniando di aver trovato un luogo ospitale e accogliente dove vivere più felicemente che a Padova. Un sogno infranto da una maledetta spiata, ricompensata con ‘vil denaro’, arrecante un tragico epilogo: i coniugi Tuchmann sono trasferiti nel campo di prigionia di Civitaquana per essere tradotti nel carcere di Regina Coeli di Roma. Heinz muore, per mano tedesca, nell’eccidio orribile delle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944. Ad oggi, il suo corpo non è stato identificato. Hilde, tradotta a Fossoli Campo, è deportata il 16 maggio dello stesso anno ad Auschwitz, dove, in data ignota, perde la vita.

Dorrit e Lucia

Ben più felice la storia della piccola Dorrit Blumenkranz e di Lucia Dell’Arciprete. Nel 1942 i Blumenkranz – marito, moglie prossima al parto e la loro figlioletta di quattro anni, Dorrit – si rifugiarono per una ventina di giorni a Guardiagrele, nella casa dei Liberatoscioli. Durante la permanenza, la donna incinta dette alla luce una bambina, che venne chiamata Ruth. Non appena la puerpera si fu rimessa, i Blumenkranz decisero di ripartire, non prima di aver affidato la piccola Dorrit a un uomo del posto per tornare a riprenderla una volta passato il fronte, ormai liberi. L’uomo, tuttavia, non se la sentì di rischiare. A quel punto la giovane Lucia Dell’Arciprete, allora 22enne, notando l’apprensione della donna, si propose di accudire la bambina. I Blumenkranz, però, decisero di portare Dorrit con sé: “Non voglio tenere questo pensiero!”, confidò la donna a Lucia. Due giorni prima di partire, la signora Blumenkranz si avvicinò a Lucia e le consegnò una fotografia della piccola Dorrit, sussurrandole: “Per ringraziarti della gentilezza”. Lucia Dell’arciprete custodirà gelosamente la fotografia nel ciondolo della sua collana per 67 anni, senza conoscere le sorti della famiglia ebrea. Il destino, però, le ha concesso la possibilità di incontrare la piccola Dorrit, ormai donna matura residente negli Stati Uniti: l’incontro delle due donne è stato un momento incredibilmente emozionante.

 

Una tormentata storia d’amore

Simon Beer, un giovane ebreo rumeno, era uno studente straniero alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Siena. A causa delle leggi razziali venne arrestato e internato a Lama dei Peligni, un grazioso borgo montano situato alle falde della Majella orientale. Lui e gli altri ebrei godono di una discreta libertà nel piccolo paese, libertà che consente a Simon di conoscere e frequentare una giovane del posto, Camilla. La storia d’amore è ostacolata dalla famiglia di lei e sembra destinata a interrompersi quando Simon viene trasferito nel campo di Alberobello, in provincia di Bari. I due, però, continuano a comunicare clandestinamente attraverso un intenso carteggio. La giovane è decisa a fare di tutto pur di sposare l’uomo che ama: finge addirittura un pellegrinaggio a Roma per poter coinvolgere personalmente Papa Pio XII perché sostenga presso le autorità italiane la causa del suo fidanzato e gli conceda di sposarsi con rito canonico. La tormentata storia di Simon e Camilla ebbe un lieto fine? Scopritelo leggendo È veramente ebreo!.

Le vicende degli ebrei stranieri raccolte nel volume di Liberatoscioli sono moltissime. Accedi al bookstore cliccando qui.

 

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