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Il nulla e la presenza

L’autore ripercorre tratti del suo percorso privato e ne coglie vari aspetti, che osserva alla luce di quella che lui definisce «la Presenza», all’interno di un contesto umano sempre più colmo di un sentimento depressivo, racchiuso nel termine «Nulla». Superando il vuoto della quotidianità con riflessioni che toccano la fede.

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Autore

"Ha partecipato a numerosi concorsi letterari ed ha ricevuto prestigiosi premi e riconoscimenti."

Conscio della forza che l’arte letteraria possiede per spiegare le ragioni prime ed ultime del vivere, in questo suo libro Vittorio Palmisano ripercorre tratti del suo percorso privato e ne coglie vari aspetti, che osserva alla luce di quella che lui definisce «la Presenza», all’interno di un contesto umano sempre più colmo di un sentimento depressivo, racchiuso nel termine «Nulla». Superando il vuoto della quotidianità con riflessioni che toccano la fede, il rapporto dell’uomo con la natura, il senso dello scorrere del tempo e le teorie prospettate da varie religioni, è possibile (e l’autore lo dimostra) rileggere le opere degli artisti e dei geni, e gli stessi eventi umani, con una visione differente, trasfigurata dal «riverbero eternale e rilucente della trascendentalità». I suoi viaggi a Buenos Aires, ad Edimburgo, a San Pietro in Bevagna e ad Oria, diventano quindi una modalità per interrogarsi sul senso della vita. Come l’autore stesso chiarisce, attraverso la concreta possibilità di un’apertura al riflesso della Verità, di cui l’arte dovrebbe costituire il naturale dispiegamento, e «di fronte ad una tendenza naturale e innata, ma altrettanto naturalmente dimenticata, che è quella dell’angelico abbandono terrestre ad una presenza individuale, la quale fosse specchio dell’altra», «il mondo affatturato e depresso degli uomini d’oggi non potrebbe che arrendersi». A lui il merito di avere inventato «una nuova tecnica di scrittura che non trascura l’Oltre, anzi lo inserisce nel mondo degli uomini, contestualizzandolo e rendendolo anche solo momentaneamente soggetto alla temporalità e allo “spazio libero”, dei quali l’individuo resta comunque un parziale signore e padrone», e la capacità di aver seguito una nuova modalità nella connessione degli eventi selezionati per i vari capitoli: «non si tratta di colonie di idee che promanano da libri preteriti o editi prima del suo, ma di una forma di ramificazione sapienziale che alligna in esse. Il deliberato anacronismo dei capitoli, che trasfonde il tempo presente in un tempo assoluto, come pure l’arcano riconoscimento di una tradizione di usanze millenarie, che rievoca coscienze dal mondo dei morti, facendole resuscitare e vivere nell’unico tempo possibile, innesta nel terreno del pensiero umano nuove modalità di interpretazione del reale, rendendo gli assunti del libro colmi di una chiarità che, volendo, potrebbe definirsi “trascendentale”».

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