L’Ufficio delle tenebre nell’Ottocento conversanese. Un raro esempio di canto fratto a quattro voci – n. 15

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Claudio Ermogene Del Medico, Donato D’Attoma, L’Ufficio delle tenebre nell’Ottocento conversanese. Un raro esempio di canto fratto a quattro voci – n. 15, 2010, 120 pp.

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Descrizione

Il libro

Il lavoro che Claudio Del Medico ha condotto sulle fonti conservate a Conversano presso l’Archivio Capitolo Cattedrale, l’Archivio Diocesano, l’Archivio Storico Comunale e nell’Archivio Unico Diocesano di Monopoli, rappresenta un esempio mirabile sia per il rigore filologico e la finezza ecdotica con cui sono stati vagliati i documenti musicali e archivistici, sia per la capacità di delineare ampi profili storici relativi a un contesto cittadino di florida e costante produzione musicale (per chi lo ignorasse, Conversano era una delle sedi dei conti Acquaviva d’Aragona). Del Medico alterna sapientemente microscopio e telescopio fornendo dati specifici e particolareggiati sul singolo documento locale e, al tempo stesso, sintetiche panoramiche sulla situazione della musica sacra nei diversi secoli.

All’interno del primo volumetto (il diminutivo è da riferirsi alla quantità di pagine, non certo alla qualità di esse, sempre abbinata a una snellezza che va a tutto vantaggio del lettore) l’autore non si limita a inanellare un arido elenco di nomi e date, bensì definisce un percorso più complesso dove accanto all’attestazione delle singole personalità musicali si tenta di chiarire aspetti legati alla prassi esecutiva – sempre suffragati dalla natura codicologica del documento esaminato – quali, ad esempio, la realizzazione alternatim della sequenza pasquale sviluppata, a Conversano più che altrove, nelle sue potenzialità ‘teatrali’, oppure l’alternanza tra cantori e organo solo evidenziata in alcuni brani dell’Ordinarium. Anche quando – nel caso delle pagine dedicate agli organi storici – l’indagine potrebbe rimanere in un perimetro squisitamente organologico, Del Medico s’interroga su problemi d’ordine acustico o legati alle consuetudini concernenti il posizionamento degli organi all’interno delle chiese.

Gli altri due libri – che si avvalgono di un lavoro a quattro mani di Del Medico coadiuvato da Donato D’Attoma – limitano a una manciata di pagine la parte discorsiva e si pongono come edizioni critiche di due diversi esempi di responsorii per la settimana santa in canto fratto: nel primo, seicentesco, l’analisi del manoscritto con la lampada di Wood ha permesso la restituzione della mensuralità peculiare alla stesura primigenia (conservata nella trascrizione moderna grazie alla scelta del metro 2/2). Accanto a un’intelligente ‘guida all’ascolto’, accattivante anche per un lettore non specialista, Del Medico confeziona un’agile sintesi sulle vicende che l’intonazione dei responsorii per la settimana santa conobbe a Conversano dal 1659 (data plausibile per la fonte editata) fino al 1955, anno dell’abolizione  del rito da parte di Pio XII. Ancora più interessante la lettura della seconda fonte, databile intorno al 1803 (ma scorrendola si sarebbe tentati di proporne una postdatazione, considerato l’uso scaltrito delle settime), nella quale viene concretizzato uno degli inconsueti casi di canto fratto a quattro voci ad opera del compositore conversanese Ignazio Candela.

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