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Quando l’utopia vestiva di rosso

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Adriana Gallesi e Lorena Todisco, due giovani universitarie di Filosofia dell’Ateneo barese, calabrese la prima, di Barletta la seconda, iscritte al Movimento Studentesco, si professano co­muniste e, come tanti loro colleghi, vedono nella bandiera rossa il simbolo di giustizia sociale e di progresso; un’utopia ritenuta per nulla evanescente, ma ricca di promesse e di futuro. Si è appena concluso il ’68; il decennio che avanza è pieno di pau­rosi enigmi. Il fascismo, infatti, mai totalmente sradicato dalla vita italiana, trova nuovi giovani adepti agguerriti e determinati a riportare l’Italia indietro di decenni, contrapponendosi, in ogni modo, a quanti politicamente si sentono rappresentati dalla ban­diera rossa. Il mondo universitario progressista è perfettamente cosciente del pericolo che le Istituzioni democratiche corrono, ma è altrettanto certo che la salvezza dell’Italia dipende dalla lotta unitaria che i diversi ceti sociali (dagli intellettuali, ai profes­sionisti, alle masse operaie e contadine) sapranno esprimere.

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